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guida naturalistica

Ambienti della palude

Struttura ecologica e paesaggio

Una palude non è uno spazio uniforme e immobile: è un mosaico di ambienti diversi, ciascuno con le proprie caratteristiche ecologiche, in continua trasformazione. 

Questa pagina descrive la struttura della palude del Busatello, il suo funzionamento come ecosistema e i cambiamenti del paesaggio che si possono osservare nel tempo.

Le Paludi di Ostiglia e del Busatello

La Palude del Busatello e le Paludi di Ostiglia costituiscono un unico sistema acquatico che si estende per 81 ettari tra Veneto e Lombardia. Queste zone umide sono gli ultimi frammenti delle vaste aree paludose che un tempo occupavano il territorio tra i fiumi Adige e Po. La loro formazione è legata alla scarsa pendenza del terreno e alla presenza di spessi strati di argilla impermeabile nel sottosuolo.

Le due aree sono gestite da soggetti distinti: la Palude del Busatello (46 ettari) è un’oasi WWF, di proprietà del Comune di Gazzo Veronese dal 1996, quando l’allora Cassa di Risparmio di Verona — oggi Fondazione Cariverona — ne trasferì la proprietà. Le Paludi di Ostiglia (35 ettari) sono un’oasi LIPU, gestita dal Parco del Mincio.

Entrambe le paludi sono riconosciute come ZPS (Zone di Protezione Speciale) e ZSC (Zone di Conservazione Speciale) all’interno della Rete Natura 2000, in conformità rispettivamente alla Direttiva Uccelli e alla Direttiva Habitat dell’Unione Europea. Sono inoltre considerate zone umide di importanza internazionale secondo la Convenzione di Ramsar. La Rete Natura 2000 non punta solo a proteggere singole aree isolate, ma a creare una rete diffusa di habitat connessi, in modo che la tutela di ciascun sito contribuisca alla sopravvivenza delle specie che vi abitano e contrasti la perdita di biodiversità causata dalle attività umane.

Una palude pensile

Percorrendo gli argini perimetrali, si nota subito qualcosa di insolito: la palude è più alta delle campagne circostanti, di circa tre metri. Si tratta di una palude pensile, e questo fatto — apparentemente paradossale — racconta molto di come l’intervento umano sul territorio possa produrre effetti a lungo termine e spesso inattesi.

Il fenomeno dell’innalzamento relativo della palude rispetto ai terreni vicini è il risultato di due processi che hanno agito in parallelo. All’interno della palude, l’accumulo continuo di biomassa vegetale e sedimenti ha alzato lentamente il livello del fondo. All’esterno è successo il contrario: bonificare un terreno creando fossi di scolo equivale a spremere una spugna. Viene tolta l’acqua dai terreni e la torba in essi contenuta si compatta perdendo volume. L’agricoltura moderna praticata nelle coltivazioni adiacenti ha ulteriormente accentuato questo processo di subsidenza.

Il risultato finale è una palude che domina il paesaggio circostante come un’isola rialzata. Con un’altra particolarità: non è perfettamente piana, ma leggermente inclinata, più alta dal lato veronese e più bassa verso il mantovano.

La rete trofica e i servizi ecosistemici

Se è chiara la presenza delle varie specie di vegetali e animali nella palude — documentata da dettagliate checklist per le differenti classi tassonomiche — più complicata è la comprensione della rete trofica, cioè la rete di relazioni alimentari che le unisce. L’energia proveniente dal sole viene fissata dalle piante attraverso la fotosintesi e poi scorre attraverso vari livelli di consumatori: dai più piccoli, come lo zooplancton e gli insetti, ai più grandi, i predatori apicali come il falco di palude e gli ardeidi.

Questa rete non è immutabile: può cambiare nel tempo, anche velocemente, quando cambiano le condizioni dell’ecosistema. Negli ultimi trent’anni al Busatello sono mutate sia la qualità delle acque — a causa dell’inquinamento — sia la temperatura, per effetto del riscaldamento climatico. A ciò si aggiunge l’invasione di specie alloctone come il gambero rosso della Louisiana, e l’immissione volontaria di altre come il siluro.

Nella sua globalità, la rete trofica e i processi fisico-chimici dell’ecosistema producono i cosiddetti servizi ecosistemici: benefici reali e concreti che la palude eroga alla collettività, spesso in modo invisibile. In palude, questi includono la fitodepurazione (la capacità delle piante di filtrare e purificare naturalmente l’acqua), la regolazione dei fenomeni idrogeologici, la fissazione del carbonio con conseguente mitigazione dei cambiamenti climatici e i servizi culturali come la ricreazione e il valore estetico del paesaggio.

Un paesaggio che cambia: il bosco che avanza

Negli ultimi cinquant’anni la palude ha progressivamente cambiato volto. Il grande protagonista di questa trasformazione è il salice grigio, che sta colonizzando spazi un tempo occupati da canneto e cariceto. La causa principale è l’abbandono delle pratiche tradizionali di gestione: il taglio periodico della carice e della canna, seguito dalla bruciatura invernale delle stoppie residue — il cosiddetto pirodiserbo. “‘Na val che se brusa” è l’espressione veronese usata per indicare una situazione irrimediabile: la metafora palustre è proprio azzeccata. Un toponimo è rimasto a ricordare questa pratica: la Palude del Brusà, a Cerea.

L’ultimo pirodiserbo controllato alla Palude del Busatello — con l’intervento dei Vigili del Fuoco e il supporto della Regione Veneto — risale al 2006–2007. Da allora la pratica è cessata: il pirodiserbo generalizzato di una palude non è consentito a livello europeo, ed è esplicitamente vietato in Lombardia. Gli incendi che si verificano occasionalmente sono da considerarsi illegali e incontrollati.

Venendo a mancare i vari tipi di asporto della biomassa e il collegato taglio e sommersione delle specie non desiderate come arbusti e alberi, si è assistito a un progressivo imboschimento della palude, con il salice grigio come essenza dominante. Il cambiamento climatico e l’invasione di specie alloctone contribuiscono ulteriormente alla sostituzione delle strutture biotiche originarie. Anche i caratteristici aggallati — gli isolotti galleggianti di vegetazione “nobile” che punteggiavano le acque aperte del Busatello — sono scomparsi nel corso del tempo.

Per contrastare questo imboschimento, il WWF Veronese organizza periodicamente, con i propri volontari e quelli di associazioni locali, sessioni di sfalcio manuale: azioni di taglio della vegetazione arbustiva che mirano a mantenere aperti gli spazi tipici della palude, riducendo l’avanzata del salice grigio senza ricorrere al fuoco. Un lavoro paziente e concreto, che dipende in larga parte dall’impegno di chi ama questo luogo.

Il bosco didattico

Una delle richieste più frequenti degli ambientalisti negli anni Ottanta era quella di dotare le adiacenze della palude di una copertura arborea: allora la presenza di alberi era rarissima, qualche sparuto salice grigio. Un bosco planiziale avrebbe reso l’habitat più complesso, favorendo l’arrivo di nuove specie soprattutto ornitiche, e avrebbe creato un filtro tra la palude e i campi circostanti irrorati di fitofarmaci.

A ridosso del Turbine era in origine presente un pioppeto, poi eliminato dopo il cambio di proprietà. Il WWF di Verona spinse per l’acquisto di quell’area da parte del Comune di Gazzo Veronese e propose di piantarvi un bosco planiziale, con farnie e carpini bianchi come specie principali. Così venne fatto agli inizi degli anni Duemila. Solo un’area non fu piantumata, su indicazione della Soprintendenza: vi si trovano importanti resti archeologici e oggi vi sorge il Villaggio medievale.

Con il Progetto Cariverona 2024–2026, il bosco planiziale ha ricevuto una nuova qualifica ufficiale: è diventato bosco didattico ai sensi della L.R. n. 14 del 4 maggio 2020. Al suo interno è stato realizzato un percorso — senza tagliare un solo albero — per promuovere la conoscenza del comparto forestale, diffondere la cultura della tutela e conservazione del patrimonio boschivo di pianura e valorizzare le figure agro-forestali operanti sul territorio.