Animali della palude
Uccelli, pesci, anfibi, rettili, crostacei, insetti e mammiferi: la Palude del Busatello è uno degli ambienti più ricchi di fauna dell’intera pianura padana.
Ma il mondo animale della palude è in continuo cambiamento — e alcune scoperte degli ultimi anni hanno sorpreso perfino gli esperti.
La fauna della palude
Uccelli, pesci, anfibi, rettili e crostacei, insetti e mammiferi sono le classi di animali più appariscenti che popolano la Palude del Busatello. Nel corso degli anni hanno subito mutamenti, in alcuni casi anche molto importanti. Le cause di questi cambiamenti possono essere locali, ma anche situate a centinaia o migliaia di chilometri dalla palude.
Una nuova specie animale può arrivare in un territorio grazie ad azioni volontarie o involontarie dell’uomo — e allora si parla di specie alloctona — ma può arrivarci anche in maniera autonoma, per espansione spontanea e naturale. Negli ultimi decenni sono arrivati autonomamente lo sciacallo dorato (dalla penisola balcanica), l’istrice (dal centro-sud) e altre specie ora molto diffuse. La tortora dal collare è un caso emblematico: oggi la vediamo ovunque, ma la sua conquista dell’Europa è cominciata solo negli anni Quaranta del Novecento partendo dai Balcani. Le prime nidificazioni in Italia sono state osservate a Gallarate e Trieste nel secondo dopoguerra; in provincia di Verona è presente dagli anni Sessanta. L’airone guardabuoi è un ardeide di origine africana che si è espanso naturalmente verso l’Asia e l’Europa: prima segnalazione italiana nel 1985 in Sardegna, nel veronese è presente dal 1990. Il marangone minore è arrivato dai Balcani e ha cominciato a nidificare nelle Valli ravennati negli anni Ottanta; prima segnalazione in provincia di Verona nel 2014.
Numerose specie che sembrano nuove per il nostro territorio sono invece ritornate dopo essere state sterminate in epoche più o meno recenti: capriolo, tasso, scoiattolo, gazza, cormorano e aironi sono tra questi ritorni. Al contempo, parecchie specie sono a rischio di scomparire o sono già scomparse: prime tra tutte lontra e puzzola, ma anche basettino, pagliarolo, rospo comune, lampreda padana.
I mammiferi
L’uso recente di fototrappole e di dispositivi per il riconoscimento degli infrasuoni ha permesso di arricchire la conoscenza dei mammiferi che popolano la palude e i suoi dintorni. La nutria — originaria del Sud America, allevata per la pelliccia — si è naturalizzata a partire dagli anni Settanta del Novecento ed è sicuramente uno dei mammiferi più facili da osservare.
Buona è la presenza dei chirotteri, con una decina di specie rilevate, tra cui il ferro di cavallo maggiore, in Allegato II della Direttiva Habitat. Non ci sono invece indagini recenti sui micromammiferi come arvicole e toporagni: il toporagno acquatico di Miller era stato segnalato una quarantina di anni fa. Tra i nuovi arrivi si annoverano lo scoiattolo rosso, il tasso e il capriolo, che stanno ricolonizzando gli ambienti di pianura. Sono state osservate anche le tracce dell’istrice, in espansione da sud.
L’avvistamento più clamoroso degli ultimi anni risale al gennaio 2025: una coppia di lupi è stata osservata nei dintorni di Gazzo Veronese, con ampio risalto sulla stampa locale. La presenza è stata poi confermata da una fototrappola lungo l’argine del Tione a marzo 2026. La presenza del grande carnivoro potrebbe contribuire a ridurre la popolazione di nutria, predata anche dalla volpe.
Anfibi e rettili
Le specie in Allegato II della Direttiva Habitat presenti al Busatello sono la testuggine palustre europea e la rana di Lataste, una rana rossa forestale. I recentissimi studi nella palude hanno confermato una popolazione consistente della testuggine — diversamente da quanto si era supposto in passato — e una buona presenza della rana di Lataste nelle aree umide con copertura arborea.
Animali un tempo presenti con buone popolazioni erano il rospo comune — ora scomparso dalla pianura, rifugiatosi nelle zone collinari e montane — e i tritoni, sempre più rarefatti. La lucertola vivipara, relitto glaciale presente nella parte mantovana della palude, e il marasso, vipera tipica delle zone umide, non vengono segnalati da molti anni.
I monitoraggi del 2025 hanno invece confermato la buona presenza del rospo smeraldino, specie autoctona, e della rana toro: alloctona, introdotta in Italia per scopi alimentari prima e dopo la Seconda Guerra mondiale, il cui profondo verso riecheggia nelle serate estive. Tra le alloctone è presente anche la testuggine palustre americana (Trachemys scripta), con le sue tre sottospecie.
Tra i serpenti sono ancora comuni il biacco, la natrice tessellata e la natrice dal collare. Tra i sauri si possono ancora incontrare il ramarro — la lucertola dalle dimensioni maggiori del nostro territorio — e l’orbettino, rettile privo di zampe spesso scambiato per un serpente.
Emys orbicularis – La testuggine palustre europea
La testuggine palustre europea (Emys orbicularis) è specie elencata negli allegati II e IV della Direttiva Habitat, particolarmente salvaguardata dalla Comunità Europea per la progressiva scomparsa del suo habitat, dovuta alle bonifiche e all’urbanizzazione. Gli studi del Museo di Storia Naturale di Verona la riportavano come rarissima al Busatello, probabilmente per un ridotto sforzo di campionamento. La realtà era ben diversa.
Con la partecipazione del WWF Veronese come supporter al progetto LIFE URCA PRO-EMYS (Urgent Conservation Actions pro-Emys orbicularis in Italy and Slovenia), da maggio a settembre 2025 è stata effettuata una campagna di campionamento sistematica usando apposite nasse. Il risultato ha sorpreso tutti: ben 154 individui catturati, marcati — segnando con apposita tecnica le placche del carapace — e rilasciati, tra maschi e femmine di varie classi di età. Una scoperta straordinaria nel deserto ecologico della Bassa Pianura Padana.
Alcune tesi di laurea svolte presso le Università di Padova, Venezia e Firenze hanno poi approfondito aspetti specifici di questa popolazione. Grazie a prelievi sanguigni è stata effettuata la determinazione genetica: la popolazione del Busatello risulta coerente con la lineage adriatica, il cui areale si estende fino alla Puglia. Questo apre prospettive concrete: la Palude del Busatello potrebbe diventare un centro di ripopolamento della specie per i territori da cui è scomparsa.
I pesci del Busatello
Alcuni recenti saggi effettuati dall’Università di Parma all’interno della palude, gli studi connessi al monitoraggio della testuggine palustre europea padana e le azioni di contenimento di quella americana hanno permesso di verificare la presenza nella Palude del Busatello di pressoché sole specie alloctone.
La caratteristica ittiofauna degli anni Ottanta — composta da predatori come il luccio e l’anguilla e da specie onnivore come tinca, scardola e alborella — è stata nel corso del tempo sostituita da specie provenienti da altri paesi. Oggi l’ittiofauna è prevalentemente composta da siluro, lucioperca, carassio e persico sole. Particolarmente preoccupante è la presenza in gran numero delle specie bioturbatrici come la carpa, le breme e il carassio: con la loro continua attività sul fondo, aumentano la torbidità dell’acqua, alterano la composizione chimico-fisica dei sedimenti e impattano sulla vegetazione sommersa, alterando pesantemente le condizioni per il compimento della fotosintesi clorofilliana nella colonna d’acqua.
Rimangono invece invariate nel tempo alcune specie alloctone introdotte in epoche più lontane: carpa, pesce gatto e gambusia. Tra i predatori è presente anche l’aspio, originario dell’Europa centro-orientale. Risulta assai diffuso anche il cobite di stagno orientale.
Gli uccelli
La presenza costante negli ultimi 40 anni al Busatello di ornitologi inanellatori ha permesso di avere una situazione dell’avifauna sempre aggiornata. Tale situazione è molto cambiata rispetto a quella risultante dagli studi del Museo di Storia Naturale di Verona (1981–1985).
Animali tipici del canneto come cannaiola, cannaiola verdognola e cannareccione sono tuttora presenti, ma con contingenti ridotti rispetto al passato. Altri uccelli dello stesso habitat si vedono poco (migliarino, salciaiola) o non sono più rinvenibili (basettino, pendolino, pagliarolo). Ben rappresentati gli ardeidi migratori: nitticora e airone rosso nidificano ancora al Busatello; airone bianco e airone cenerino si osservano facilmente nei fossi esterni. Tra gli anatidi è il germano reale la specie più presente, con passaggi di marzaiole durante le migrazioni. Il falco di palude è una presenza costante: contrariamente al passato, oggi alcuni individui restano a svernare.
Tra gli ingressi degli ultimi anni si segnalano il mignattaio e il marangone minore. Desta invece preoccupazione l’ibis sacro, specie alloctona invasiva che nidifica al Busatello dal 2022 e potrebbe creare problemi di competizione con gli altri frequentatori della garzaia. Da segnalare infine un vantaggio inatteso portato dal bosco planiziale creato agli inizi degli anni Duemila a nord del Turbine: nei mesi invernali ospita il dormitorio del nibbio reale.
Gli insetti
Da qualche anno circola tra i naturalisti l’espressione “apocalisse degli insetti“, per descrivere il brusco calo di questa classe di animali verificatosi negli ultimi quarant’anni in diverse zone del pianeta. Per quanto riguarda il Busatello, vi sono studi recenti su alcuni ordini tassonomici come i Lepidotteri (farfalle e falene) e gli Odonati (damigelle e libellule), che hanno permesso raffronti con i dati degli anni Ottanta.
Per i Lepidotteri si è verificato un cambiamento di composizione di specie, con un aumento di quelle caratteristiche della fascia arborea dovuto alla riforestazione di alcuni settori del biotopo. Per gli Odonati si è invece registrato un calo netto: da 24 specie nel 1985 a 16 nel 2011. I recenti controlli sulle piattaforme di Citizen Science, come iNaturalist, danno numeri ancora più bassi rispetto al 2011.
Tra il 2011 e il 2015 era ancora segnalato il licenide delle paludi, farfalla degli habitat palustri in Allegato II della Direttiva Habitat. Rarefatti, a vista, anche gli insetti acquatici. Sono invece presenti, tra gli altri, insetti alloctoni come la cimice asiatica, la coccinella cinese e la mantide del Caucaso. Osservazioni molto recenti da parte di appassionati entomologi hanno rilevato una buona presenza di insetti floricoli, ma una preoccupante diminuzione di quelli terricoli e acquatici.
Lo spettacolo delle lucciole
Tra la metà di maggio e fine giugno, in palude è possibile osservare lo spettacolo delle lucciole. Subito dopo l’imbrunire, centinaia di luci intermittenti creano un’atmosfera speciale, quasi onirica. Il fenomeno è dovuto alla bioluminescenza, molto diffusa in natura sia tra gli organismi marini che tra gli insetti e i funghi: questi esseri viventi emettono luce attraverso particolari reazioni chimiche.
La specie responsabile al Busatello è un coleottero della famiglia Lampyridae del genere Luciola, una delle 19 specie di lucciole presenti in Italia. Come tutti i coleotteri, le lucciole hanno uno sviluppo completo, da uovo a larva a immagine adulta; anche le larve possono presentare bioluminescenza. Le larve si nutrono di chiocciole e lumache: negli ambienti in cui i lumachicidi hanno eliminato i gasteropodi, sono scomparse anche le lucciole. La palude, tenuta lontana dall’agricoltura intensiva, ha permesso a questa piccola meraviglia di sopravvivere.





















































































