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guida naturalistica

Piante della palude

Flora e habitat vegetali alla Palude del Busatello

Il paesaggio vegetale della Palude del Busatello è dominato da due grandi formazioni — il canneto e il cariceto — che ne caratterizzano la fisionomia da secoli.

Ma la flora è molto più ricca e, purtroppo, più fragile di quanto sembri a prima vista: alcune specie stanno scomparendo, altre resistono, altre ancora premono ai confini.

La flora della palude

Rilievi fitosociologici eseguiti da professionisti botanici, tesi di laurea e campioni di erbario del Museo di Storia Naturale di Verona attestano che la vegetazione è rimasta pressoché stabile fino ai primi anni Duemila. In seguito si sono verificati profondi cambiamenti, dovuti sia a fattori biotici — fauna invasiva erbivora e bioturbatrice — sia antropici, come l’abbandono delle pratiche colturali tradizionali che per secoli avevano mantenuto in equilibrio la vegetazione, favorendo alcune specie e limitando la crescita di altre.

Sono così scomparsi gli aggallati — quegli isolotti galleggianti di vegetazione “nobile” che punteggiavano le acque aperte del Busatello — che ospitavano specie di pregio come la cicuta acquatica. È scomparsa anche parte della vegetazione sommersa, tra cui la ninfea bianca e l’erba pesce. All’interno del Busatello si può però ancora osservare il nannufero, cioè la ninfea gialla, con i suoi fiori che galleggiano silenziosi sulla superficie dell’acqua. Tra le piante notevoli che hanno superato la trasformazione: la felce palustre, l’euforbia palustre e, lungo le rive del fiume Busatello, l’ibisco di palude. Altre presenze di pregio sono la calta palustre, l’iris delle paludi e il campanellino maggiore.

Il cariceto e il canneto dominano ancora la fisionomia della palude, ma il salice grigio avanza inesorabile, portando a un veloce rimboschimento. E all’orizzonte premono le invasive alloctone: la primula d’acqua strisciante è già stata rinvenuta nella parte mantovana della palude.

Il canneto

Il canneto è dominato dalla cannuccia palustre (Phragmites australis), una graminacea che può raggiungere i 4 metri di altezza, con fusto cavo e robusto e foglie lanceolate fino a 50 cm. Cresce con la parte inferiore sommersa nell’acqua e prevale lungo la fascia adiacente al corso del Busatello, e più limitatamente lungo i fossi e i canali. La cannuccia è diffusa ovunque nella palude, dove si mescola più o meno abbondantemente alla carice: è proprio la prevalenza dell’una o dell’altra a definire fisionomicamente i due grandi tipi di vegetazione della palude.

Un tempo, durante il periodo invernale, la cannuccia veniva tagliata e lavorata per produrre le aréle — i graticci di canna intrecciata usati come schermature e per ricoprire i tetti. I pastori cimbri che scendevano dalla Lessinia in transumanza portavano in montagna fasci di canna come merce di scambio, per coprire i tetti delle malghe.

L’incendio invernale di parte dell’area veniva poi usato per liberare il terreno dai residui vegetali, consentendo la crescita di canna e carice di buona qualità nella stagione successiva. Questa pratica — il pirodiserbo — è considerata controversa per i problemi di eutrofizzazione che può causare e per la difficoltà di controllare le fiamme, ma svolgeva un ruolo ecologico importante nel mantenere aperto il paesaggio palustre.

Il cariceto

Il cariceto è una prateria igrofila formata da piante a foglie lunghe e sottili con fiori riuniti in spighe: le carici, dette caréza nel dialetto veronese. Carex elata è la specie più diffusa e, specialmente nel settore veronese, forma ampie distese periodicamente inondate. Carex riparia — carezòn in dialetto — è invece meno frequente e si localizza soprattutto lungo gli argini della palude e dei fossi, dove la sommersione è meno prolungata.

La superficie del cariceto è assai irregolare: è punteggiata di monticelli di terra e radici alti circa 40 centimetri, detti zulli nel dialetto locale, che le piante di carice formano con la loro crescita. Chi si avventura nel cariceto impara presto a fare i conti con loro.

Nelle aree umide e parzialmente sommerse si inseriscono altre specie palustri: la calta palustre, che in primavera tinge di giallo vivo interi tratti di palude; il campanellino maggiore dai fiori bianchi; l’euforbia palustre; e la salcerella dai fiori rosa.

Nella Palude del Busatello, da metà giugno a fine luglio, alcuni cariceti vengono prosciugati per consentire lo sfalcio manuale della carice. Il prodotto trova impiego nell’artigianato tradizionale, ad esempio per l’impagliatura delle sedie — una pratica che ancora sopravvive, portando un pezzo di questa palude nelle case della pianura veronese.